logo u.i.c.i.Unione Italiana dei Ciechi e degli Ipovedenti Sezione di Cosenza

 

Delegazione di Corigliano Calabro

Via Marsiglia 28\31 palazzo delle Fiere 

87064 Corigliano Calabro- Schiavonea  (CS)

0983 /85  64 69

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Il nostro ufficio è insieme  al libro parlato.  ed   Gli orari d'ufficio:

da lunedì a venerdì, dalle ore: 8.00 alle ore: 13.00; il pomeriggio di Martedì, Mercoledì e il Giovedì  , dalle ore: 14. 30 00 alle ore: 17.00.00 alle ore 13.00 

Responsabile: Franco Motta

 

LA STORIA 

Fra il 650 ed il 900 dopo Cristo, arrivano in Calabria numerosi monaci, di lingua e cultura greco-bizantina. Dapprima vivono in grotte, radunati in piccoli gruppi o da eremiti, in seguito cominciano ad edificare chiesette e monasteri. Uno di questi viene costruito nei pressi di Cantinella, nel luogo dove ancora sono visibili gli imponenti resti del "castello" eretto dai Sanseverino nel 1515. Ben presto, grazie alla operosa attività dei monaci attorno al monastero di San Mauro si sviluppa un consistente e vivace borgo rurale. Nel 977, una feroce incursione degli Arabi dell'emiro AI Qasim, provenienti dalla Sicilia, costringe i Mauresi a cercare scampo sulle colline vicine. Una parte di essi raggiunge Corellianum (o "Podere di Corellio"), un modesto agglomerato di poche case, esistente da secoli su una collina detta del "serratore". L 'afflusso di tanti profughi trasforma il villaggio in una comunità di più ampie dimensioni, segnando così la nascita di Corigliano come vero e proprio centro urbano. Nel 1060, i Normanni riescono a completare la conquista della Calabria. Ed è proprio il re normanno Roberto il Guiscardo a volere, nel 1073, la costruzione a Corigliano di un castello. Attorno ad esso ( ed alla vicina chiesa di s. Pietro) sorgono nuove abitazioni e lo sviluppo di Corigliano si fa più rapido. Nel 1192, quando la città trasformata in feudo perviene a Ruggero sanseverino, è già caratterizzata da una crescita edilizia attorno a tre nuclei principali: il castello e S. Pietro, la chiesa di" santoro", la chiesa di S. Maria. Durante il sec. XIII, Corigliano accoglie una colonia di Ebrei. All'ingresso del paese in località "Pendino" si insedia una comunità di Francescani, che contribuisce a rendere il luogo, già naturalmente fertile, economicamente importante per traffici e commerci la città, nel 1276, arriva a contare circa 2700 abitanti. Nel corso del sec. XIV lo stato continuo di guerra tra Angioini e Durazzeschi determina in Calabria una crisi economica e sociale dagli effetti devastanti. La stessa Corigliano ne risente. Nel 1382 il castello viene a lungo, anche se inutilmente, assediato da Venceslao Sanseverino, che si era schierato con Luigi D'Angiò. La popolazione diminuisce sensibilmente: nel 1496 si registrano solo 2.400 abitanti. Agli inizi del Cinquecento, grazie ad alcuni fattori favorevoli (l'arrivo degli Albanesi, il dissodamento di nuove terre, lo sviluppo di colture pregiate, l'operosità degli Ebrei il, fervore delle comunità religiose), ricomincia una lenta ripresa demografica. Gli abitanti, nel 532, sono quasi 4.000. 

Il tessuto edilizio si estende. 

Si fabbrica sull'antica cinta muraria e attorno al convento dei Minimi. 

Si intensificano, però, anche le scorrerie saracene Corigliano, attaccata nel 1538 dal pirata Barbarossa, riesce a resistere grazie alla difesa strenua e disperata di tutti gli abitanti, sorretti dalla fiducia in un intervento provvidenziale di S. Francesco. Nel 1616 il feudo di Corigliano, confiscato ai sanseverino per gli eccessivi debiti, viene comprato dai fratelli Agostino e Giovan Filippo Saluzzo, figli di Giacomo, un ricco patrizio genovese. L 'acquisto coincide con un periodo di forte stagnazione economica. I nuovi proprietari non riescono ad impedire il degrado ed il progressivo impoverimento del territorio. Aumentano in pianura le zone paludose, riprende ad imperversare la malaria. L 'eccessivo sfruttamento fiscale degli Spagnoli, causato anche dalla guerra contro i Francesi, provoca malcontento ed agitazioni sociali. Nel 1647, a Napoli, sotto la guida di Masaniello, scoppia una rivolta generale che si propaga rapidamente anche in Calabria. A Corigliano i moti popolari sono diretti da Orazio Abenante, Giorgio Macrì e dal fisico Titta. L'anno seguente Marcello Tosardo, che combatte per i Francesi, assedia lungamente il castello di Corigliano. Ma Agostino saluzzo, nipote di Giovan Filippo, riesce ad organizzare una strenua e vittoriosa difesa. In seguito a questi fatti, colpito da tanta fedeltà alla causa spagnola, nel 1649 Filippo IV di Spagna concede ad Agostino, per lui ed i suoi successori il titolo di Duca sulla terra di Corigliano. Da segnalare ancora, nel 1656, il diffondersi della epidemia di peste che contribuisce ad aggravare lo stato di abbandono delle campagne. Nel Settecento la situazione migliora, I saluzzo attuano notevoli opere di bonifica investono con decisione sulla grande azienda agraria, sviluppano il commercio del grano, dell'olio, capiscono l'importanza della produzione di pasta di liquirizia. La popolazione cresce (6.800 abitanti nel 1743). Metà di essa vive fuori dall'antico perimetro urbano, nei nuovi quartieri di" Gradoni S. Antonio" e "S. Francesco", oltre che nelle zone intorno alle (attuali) vie XXIV Maggio e Principe Umberto. 

L 'AcquaNova, attuale Piazza del Popolo, è ormai il centro della vita cittadina. Via delle "Furche", oggi via Roma, diventa la più importante via d'accesso al paese. Gli avvenimenti del 1799 (proclamazione della Repubblica Partenopea) e quelli successivi legati al periodo della dominazione francese nel Regno di Napoli (1806-1815), ha vaste ripercussioni anche nella nostra città. Rimane memorabile l'eroico gesto del coriglianese Antonio Toscano, che difendendo il forte di Vigliena assediato dalle orde sanfediste del card. Ruffo, piuttosto che arrendersi, preferisce far saltare tutto, dando fuoco alle polveri custodite nei depositi del forte. La contrapposizione tra il "partito" dei filo-borboni quello dei filo-francesi è aspra e tenace. L 'episodio più tragico avviene il 10 agosto 1806. La città, istigata dai filo-borbonici, rifiuta aiuti e viveri alle truppe in ritirata del generale francese Reynier e per questo viene assalita e brutalmente saccheggiata. Per i Saluzzo le cose non vanno meglio. Già in difficoltà alla fine del secolo, l'abolizione della feudalità attuata dai Francesi causa loro danni gravissimi, dai quali non riescono più a riprendersi. Nel 1822 sono costretti a cedere tutte le loro proprietà a Giuseppe Compagna (1780 1834), nato a Corigliano ma di famiglia longobucchese. Uomo d'affari spregiudicato ed abile, il Compagna (anche con usurpazioni e compere illegali) riesce a ricomporre la grande proprietà fondiaria che le leggi antifeudali de11806-1808 avevano tentato di frazionare. La famiglia Compagna (a Giuseppe succederanno Luigi e Francesco), divenuta così una delle più ricche ed influenti del Mezzogiorno, avrà un ruolo di primo piano in tutte le successive vicende politiche, economiche e sociali di Corigliano. Per tutto l'Ottocento le vicende storiche cittadine continuano ad essere influenzate dalla "questione demaniale". Il Comune, divenuto in seguito all'abolizione della feudalità proprietario di vasti terreni, è sottoposto ad una continua pressione da parte di tutti i ceti sociali. "Quotizzazioni"," usurpazioni", reintegre" si susseguono fino al secondo dopoguerra. Ritenuto, spesso con una venatura di invidia o di disprezzo, paese di" massari" e di contadini, Corigliano (che proprio sul lavoro tenace ed intelligente dei" massari" e dei contadini costruirà la sua forza economica) riesce anche ad esprimere un buon livello culturale. Ne sono esempi la creazione ed il mantenimento del prestigioso Ginnasio "Garopoli", una vivace presenza giornalistica, la puntuale accoglienza delle "modernità" costituite dalla luce elettrica, dal teatro, dal cinema, dalla fotografia. Alcune figure di grande prestigio morale e culturale sono spesso protagoniste del dibattito politico e culturale cittadino, da Luigi Patari a Guglielmo Tocci, da Luigi Palma a Francesco Pometti da Giuseppe Amato a Francesco Grillo, da Francesco Maradea a Fortunato Bruno. Dopo la seconda guerra mondiale, Corigliano cambia volto. Gli abitanti, che ancora nel 1814 erano 8082, raggiungono, ne11951, le 21.000 unità. La bonifica e la sistemazione idrogeologica, la riforma agraria, la scomparsa definitiva della malaria, gli imponenti interventi pubblici, le rimesse provenienti da una nuova ondata di emigrazione, determinano una profonda trasformazione del paesaggio agrario e di quello urbano. Nelle campagne, il verde degli agrumeti sostituisce il giallo e il rosso del grano e del pomodoro. Lo Scalo e schiavonea diventano centri commerciali e turistici di grande importanza. Nascono nuove, popolose frazioni: Cantinella, Fabrizio, Torricella, Apollinare. Piano Caruso si impone come affollato centro di villeggiatura montana. Nel centro storico si registrano gli ultimi episodi urbanistici di rilievo: la costruzione (1952) delle case popolari nei pressi della chiesa di S. Antonio e agli inizi della strada per Rossano; lo sbancamento della collina dell'Ariella (1964) con la conseguente creazione di un nuovo quartiere; l'intensa edificazione (anni '70) della zona collinare alle spalle dell'ospedale Civile; la costruzione, nel 1987, del raccordo tra la s.s. 106 e la strada per la montagna (strada Jacina). Dopo mille anni, i discendenti di quei Mauresi che avevano trovato riparo dal pericolo arabo sulla collina del "Serratore", ritornano in massa a ripopolare una pianura finalmente risanata e in grado di esprimere tutte le sue potenzialità produttive.

 

 

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